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Colloqui del Tonale

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L'allarme del presente

PER IL CENTENARIO DELLA NASCITA DI FRANCO FORTINI

Sabato 21 ottobre 2017

Alessandro Rossi, Letture di Bertolt Brecht

Donatello Santarone, "Una piccola porta": Brecht e Fortini

 

 

 

La Palestina ferita

Sabato 11 novembre, ore 17

Straub-Huillet, Fortini-Cani

Luisa Morgantini, L'occupazione israeliana

Donatello Santarone, I Cani del Sinai

 

Questa volta i Colloqui, per noi che invitiamo e per il luogo che ci accoglie, si radicano in una faglia folta. Il centenario di Franco Fortini catalizza sulle solitudini, sugli smarrimenti del presente gli slanci, i furori di un altro tempo che anche in chi li ha vissuti possono apparire dispersi in qualche luogo della nostra memoria culturale, come la Rivoluzione francese, quella bolscevica o le guerre puniche. Siamo invece convinti che nelle tappe del percorso si troveranno alture e mappe capaci di nuovo sguardo sulla nostra condizione, permettendoci un “buon uso delle rovine”.  Per noi, poi, altri sedimenti più privati s’infittiscono in ciò che siamo. È l’insegnante, il poeta che reca in suo xenion la filastrocca per la piccola Silvia, il maestro che la premura spinge alla lettera e al telefono. È il volto forte di Ruth che con sorriso fidente ascolta le canzoni maremmane dei genitori, è la donna che la sofferenza non piega nell’ultima consegna di oggetti, di memorie e che d’un tratto chiede alla giovane ospite l’aiuto di una iniezione, rassicurandone la mano inesperta. La stessa sala dei Colloqui riecheggia il fascino e la foga della lunga discussione con Fortini, fino a che ci vinse l’annuncio dell’alba. Le stanze ne custodiscono ricordi. Della vastissima opera fortiniana, vogliamo offrire qualche esempio della suo essere, in senso pieno, intellettuale. Condizione quanto mai inattuale, proprio per questo abbiamo ritenuto tale scelta tanto più necessaria e produttiva. Il primo Colloquio è un incontro plurimo con l’uomo Fortini, quasi di festeggiamento, attraverso le parole di chi gli è stato allievo, l’esecuzione di alcune sue canzoni, le immagini da sue letture, della casa milanese in via Ticino, della villa razionalista di Montemarcello, di alcuni suoi amici critici e poeti. È questo il Colloquio di maggio, mese di vigilia conclusiva dell’anno scolastico, a ulteriore ideale omaggio all’insegnante e in segno d’augurio ai nostri studenti di oggi. Seguiranno incontri tematici, tre esempi di militanza del “santo atleta”, in assiduo allarme del presente: la sua critica di figlio d’ebreo all’imperialismo israeliano, la lunga fedeltà al comunista Bertolt Brecht, il pubblicista.  Com’è consuetudine, i Colloqui vivono negl’incontri e nei ragionamenti distesi che si protraggono la sera, nella condivisione di un piatto preparato da noi e di un bicchiere di vino.

Il testo è uscito sul Manifesto dell'11 novembre 2017https://ilmanifesto.it/fortini-e-lallarme-del-presente/

L'allarme del presente

“Avevo accettato l’assurda idea che ebraismo, antifascismo, resistenza, socialismo fossero realtà contigue” scrive Fortini subito dopo la Guerra dei sei giorni del 1967, attraverso la quale Israele ha occupato la Cisgiordania con Gerusalemme est, le alture del Golan e il Sinai. “Come ci si può ingannare! Era accaduto che l’ebraismo fosse inseparabile da una persecuzione immensa… Era parso riassumere qualsiasi altra persecuzione, qualsiasi altro strazio… I difensori del pensiero democratico-razionalista avevano veduto negli ebrei un universale, incarnazione di quanto l’uomo potesse avere di più caro, la tolleranza, la non violenza, l’amore della tradizione, la razionalità. Questo errore non era innocente”. L’alta meditazione dei Cani del Sinai, con cui il figlio di ebrei Fortini fa i conti con l’incrocio incandescente di storia personale ed eventi collettivi, conserva intatto il suo giusto scandalo. Ne parlano, sabato 11, Luisa Morgantini e lo studioso fortiniano Donatello Santarone, nel quarto e ultimo dei Colloqui del Tonale – podere nel Parco Regionale della Maremma - dedicati al centenario della nascita dell’intellettuale italiano: La Palestina ferita. Nell’occasione saranno proiettati brani del film di Straub-Huillet, Fortini/Cani e il cortometraggio palestinese La vera verità sulla Cisgiordania.

Luisa Morgantini, parlamentare europea della sinistra per due legislature, dove ha ricoperto la carica di vicepresidente del Parlamento con l'incarico alle Politiche europee per l'Africa e per i Diritti umani, non è solo profonda conoscitrice della questione palestinese, ma donna di alto impegno militante per la pace e di lotta non violenta contro l’occupazione. Ne sono testimoni i molti, di ogni età e provenienza, che negli anni, grazie ai viaggi organizzati dall’associazione Assopace Palestina, di cui essa è fondatrice e anima, hanno potuto recarsi in visita nei territori occupati, facendo esperienza diretta delle mille ferite, dei mille gesti quotidiani di vitalità indomita di un popolo che ogni giorno è costretto a riaffermare la propria esistenza.

Che nel centenario della Dichiarazione di Balfour, con cui il ministro degli esteri britannico autorizzò la presenza di un focolare ebraico in Palestina, le dense pagine dei Cani del Sinai, vero poème en prose, tornino quanto mai attuali, lo testimonia lo stesso titolo che Morgantini ha voluto dare al suo intervento: 1967-2017 cinquant’anni di occupazione militare e colonizzazione della terra. È tempo di giustizia in Palestina. C’è inoltre un altro modo, indiretto, con cui il libretto fortinano fa valere la sua attualità. Oggi che i trent’anni di neoliberismo sembrano aver conseguito la distopia di una società d’individui soli, per i quali pare divenuta realtà quello che Fortini cinquant’anni fa avvertiva come minaccia (“non esiste nessuna prospettiva, non c’è nessuna scala di precedenze… devi preparati a dimenticare tutto e presto. Devi disporti a non essere e a non volere nulla”) il procedere dei Cani, insieme sofferto e intransigente, per sortite e ritirate, per scoperte e piaghe, dal sé al mondo, dall’oggi al passato, dall’oggi al futuro possibile, rappresenta un modello, una ginnastica della ragione e del sentimento in cui ogni lettore non ipocrita può scoprirsi partecipe.

La Palestina ferita costituisce insomma la conclusione più esplicita dell’avvicinamento a Franco Fortini proposto dai Colloqui del Tonale, intitolato a quella disposizione – della ragione come dell’animo e del carattere - che l’intellettuale ha più volte testimoniato di sé: l’allarme del presente. Nell’ambito del centenario di chi, con ironia, si diceva avere gli anni della Rivoluzione d’ottobre, i Colloqui, nel solco della loro consuetudine di attenzione ai luoghi e all’ascolto disteso, hanno privilegiato uno sguardo che soprattutto sollecitasse la possibile reattività della ricerca e della pratica fortiniana alle urgenze del nostro tempo. Dunque in un luogo, il parco naturale dell’Uccellina, e in una famiglia, quella del podere Tonale, frequentati dai coniugi Fortini e da ultimo dalla sola vedova Ruth Leiser, i precedenti incontri erano stati dedicati alla testimonianza di alcuni allievi universitari per parlare del maestro e dell’uomo, alla figura intellettuale e infine al traduttore di Brecht. 

14 novembre 2017

Sabato 7  ottobre 1917

Velio Abati,  Sulla militanza intellettuale di Fortini

Sabato 13 maggio 2017

Gruppo musicale ​I Badilanti, ​Recital di canzoni con testo di Fortini

 

 

Daniela Ciacci, David La Mantia, Maria Assunta Princi: Fortini docente universitario. Testimonianze

 

 

Plaser

In vista del Colloquio, Alberto Cioni m'invia queste sue Recensioni relative a una appena avvenuta presentazione romana di Reificar. Volentieri le pubblico nel link indicato di seguito v.a.30 aprile 2017 http://velioabati.altervista.org/alberto-cioni-recensioni-.html

 

Esiste nella letteratura provenzale un genere illustre, con riflessi memorabili in Dante o in Cecco. Il plasèr è prima di tutto il sentimento che anima il nostro incontro, omaggio a un poeta appartato, quanto fertile e fedele alla sua ispirazione i cui esordi risalgono al 1968. Quanto ci unisce a Tommaso non è solo una lunga vicinanza di militanze civili e politiche, le frequentazioni di amicizie, ma anche un comune lavoro poetico in una rivistina che prendeva nome proprio dalla via della sua abitazione di allora, “Oceano Atlantico”.

Plasèr è poi il fatto di presentare il volume fresco di stampa di una raccolta che per la prima volta, ancora inedita, abbiamo sentito leggere a mezza voce, quasi tentennante lettura a se stesso, dall’autore, proprio al Tonale. Prima lettura pubblica che si ripete, in cortese affetto al convivio dei Colloqui.

Infine “plaser” pare appropriatamente antifrastico della stessa Reificar. La lingua aspra, a tratti “petrosa”, pur nel ricorso a un registro quotidiano sebbene a volte s’impenni in neologismi, proprio perché si sofferma sulle torsioni ordinarie del giorno, richiama, in controluce, il respiro indicibile di un godimento necessario come la vita.

Tommaso, voce pubblica per ruolo e per professione, incontra i demoni della poesia negli anfratti della sua giornata, assumendo le forme della riflessione privata, dove fermentano contemporaneamente la spinta a un orizzonte di senso e una ferma energia morale. Il nostro autore, appoggiandosi al dono della forma, che riconduce, quando esiste, lo scarto, il fortuito, l’inerte a un senso che tutto tiene, tenta di medicare lo strazio delle schegge che lo lacerano da eventi e situazioni della quotidianità personale o della cronaca comune. Il senso così perseguito è però più una necessità, una scommessa, una nostalgia starei per dire, che una conquista davvero posseduta. Di qui il ricorso diffuso all’analogia, i neologismi, il rifiuto di testi lunghi, la sostituzione della paratassi all’ipotassi, il procedere per accumulo di apposizioni, l’oscurarsi del significato ad opera di slogature sintattiche, inversioni. La misura breve (Tommaso coltiva costantemente un parallelo amore per l’epigramma), la cadenza forte, l’ispessimento sonoro concorrono a dare alla sua poesia la severità del grido, la solennità umile della preghiera.

30 aprile 2017

​Sabato 20 maggio 2017

Finis Terrae

C’è una vocazione ovvia, nei Colloqui del Tonale, data dalla stessa salvaguardia naturale in cui essi vivono. Ma non si tratta di costruire muri, d’illudersi che oggi – se mai sono esistite – fruttifichino isole. Di fronte a una condizione e a una pedagogia quotidiana che ci portano a vivere e a pensare l’attimo presente come unico vero, è indispensabile, per la salute del corpo e della mente, portare lo sguardo sulla finis Terrae. Compiuti i primi passi in questa latitudine, ci si accorgerà che non si è in vesti quaresimali, ma, all’opposto, si faranno via via più chiari i capovolgimenti da cui germogliano i non sensi, le nausee, il non umano sotto cui soffoca il tessuto delle nostre giornate. Si tratta insomma di riguadagnare una postazione obliqua che apre di nuovo alla speranza.

I Colloqui, nel loro piccolo, partecipano della convinzione – temeraria, per quanto irrinunciabile – che non si dà conoscenza se non del tutto e che quindi scienze e competenze debbano essere condotte a confrontarsi e a scontrarsi. In questo quinto ciclo, essendo il tema la finitezza del pianeta, saranno ospiti un urbanista, il prof. Enzo Scandurra, uno studioso del consumo del suolo, l’ing. Michele Munafò, la presidente del Parco Naturale della Maremma, dott.ssa Lucia Venturi.

Com’è consuetudine, ogni volta l’ospite si confronterà in un tempo e in uno spazio dei quali una bibita, un bicchiere di vino e un piatto preparato da noi saranno elementi non ornamentali del colloquio con studenti, insegnanti, amici variamente interessati.

 

​Sabato 5 novembre 2016. Lucia Venturi, Un'esperienza di salvaguardia. Il Parco Regionale della Maremma

​Sabato 15 ottobre 2016. Michele Munafò, Il suolo

Sabato 1 ottobre 2016. Enzo Scandurra,​ La città

Viatico

​Sabato 14 maggio 2016

Federica Benetello

Francesca Capolongo

Martina Covitto

Dalia Mari

​                                                         Dopo l'Esame di Stato

​                                                 Ex allieve incontrano studenti del quinto anno

Il dialogo è qualità intima dell’uomo, tanto che persino le pratiche più strenue di ricerca della profondità interiore, dunque immediatamente solitarie, perseguono l’incontro, magari più alto. E insegnare – ma, sia detto contro l’inganno, ogni rapporto umano è insegnamento – che cos’è se non consegnare e con-segnarsi?

Questo Colloquio speciale è interamente affidato ai convenuti, perché i giovani parlino ai più giovani. Scambio di esperienze e attese, intorno al grumo di speranze e di paure che è il bivio dopo gli anni liceali.

All’ospite, il godimento della festa e della consegna, sperata utile, del viatico.

 

La strada per Tebe

Oggi più che mai sperimentiamo come i tempi maggiori del ciclo naturale precipitano sul tempo umano. La vita della persona e quella dei popoli vengono colte da sommovimenti impensati, indomabili. Eppure gli enigmi che s’incidono sui corpi alla deriva e nelle piaghe della terra ancora una volta solo dall’uomo attendono la risposta, la quale, più che in ogni altra epoca, deve render conto del comune destino umano.

Questo, guardandoci intorno, abbiamo pensato che dovesse essere il tema dei presenti Colloqui, animati dallo stesso spirito delle due precedenti serie - pensiero e relazione - convinti che questi siano un pane odierno troppo scarso. La novità riguarda invece la pluralità dei versanti interessati: saranno ospitati, nell’ordine, uno storico, un poeta, una compagnia teatrale con il suo spettacolo.

Il filo conduttore della gratuità, del dono, distantissimo dall’individualismo proprietario dominante, rimane la catena e le ali che hanno reso possibile la venuta degli ospiti, la presenza di un numero scelto di amici e di giovani. Questa volta, la bellezza del paesaggio sarà esplicitamente convocata dalle proposte e dai confronti ragionati, confortati come di consueto da un bicchiere di vino, da una bibita e da qualche piatto preparato da noi.

Beatrice Rosi

Teatro al Tonale

Uno spettacolo teatrale è stato l'epicentro dell'ultimo incontro. Il 21 Novembre Velio Abati e sua moglie hanno offerto cibo e bevande agli ospiti, come di consueto, ma questa volta fuori dalla famosa casetta, permettendoci di osservare le stelle e di godere il paesaggio circostante. "Meraviglioso!", esclamavano molti. Altri erano intenti a

Sabato 21 novembre 2015

​COMPAGNIA TEATRO STUDIO

                   Migrazioni

​Attori​ Daniela Marretti, Luca Perini, Enrica Pistolesi, Cosimo Postiglione

Clarinetto e voce ​Francesco Melani

gustare le prelibatezze della cucina, mentre gli attori terminavano di preparare la scena e facevano le ultime prove.

Quando sono entrata era tutto buio, le sedie erano disposte in modo da formare una barca e alle nostre spalle due persone, coperte da un telo nero, sussurravano frasi diverse. Daniela Marretti ed Enrica Pistolesi (le due donne coperte) erano riuscite a far sembrare la stanza molto più affollata di quello che era, suscitando smarrimento e paura. Subito dopo hanno iniziato Luca Perini e Cosimo Postiglione, dimostrando la loro bravura anche senza un palcoscenico. Noi spettatori eravamo tutto tranne che passivi, il coinvolgimento del pubblico ha reso l’azione molto più reale di quanto le singole battute potessero fare. Il tocco finale è stato dato da Francesco Melani, seminascosto in un angolo, ma la sua presenza si è più che notata: è stato narratore e subito dopo intenso musicista, con il clarinetto e altri strumenti. Gli ospiti erano rapiti dalle onde del mare ideale che circondava la nave. A tratti ho visto qualche lacrima scendere dai volti, in altri occhi ho visto la rabbia, lo stupore....

Migrazioni della Compagnia Teatro Studio narrava le condizioni, principalmente femminili, con le navi verso terre straniere, in vicende che attraversano l’intera civiltà occidentale: dal rapimento di Elena agli scafisti dei nostri giorni. Alla fine, mano a mano che l’emozione si stemperava, non potevano non levarsi le domande, affollarsi le osservazioni. Velio, dopo essersi complimentato dello spettacolo e della perfetta fusione di musica, dialogo e narrazione, ha posto una domanda sulla scelta dei testi e delle canzoni, che ha avuto risposte per me sorprendenti. Daniela ha risposto di trarre ispirazione da alcune opere letterarie per i dialoghi, aggiungendo qualche modifica dove necessario, mentre i testi musicali sono selezionati personalmente da Francesco Melani. Il musicista, dopo un sorriso, ha raccontato della sua esperienza con il testo musicale di Migrazioni. Ha messo in evidenza come la maggior parte dei brani segua il ritmo della ninna nanna. Una in particolare era un suo ricordo infantile, quando spesso gliela cantava sua madre. Da lì Francesco trova l’energia dell’emozione che riesce a trasmettere; mette l'anima nei suoni, alimentando l’empatia dell’azione teatrale.

Così si è conclusa la terza stagione dei Colloqui del Tonale, confermando che essi sono un luogo e un tempo di "scambio" fuori mercato: cedere un po' di tempo per ricevere conoscenza, meraviglia, stupore, divertimento, compagnia.

Beatrice Rosi

Le ferite della realtà

 

Il secondo incontro ha avuto come protagonista Mario Marchionne, accompagnato da un suo ex allievo, Massimiliano Bardotti. La realtà affrontata da Mario Marchionne riguarda l'umanità di tutti i secoli, ma adesso più che presente: la migrazione, l’attraversamento dei confini. Massimiliano Bardotti ha letto diverse poesie del suo

Sabato 7 novembre 2015

​ore 17

MARIO MARCHIONNE

​Verso l'incontro

Lettura a due voci con ​Massimiliano Bardotti

professore, presenti nella raccolta L'argine. Quel pomeriggio piovoso nessuno è rimasto deluso, solamente un cane ha avuto da replicare su diversi argomenti, forse perché geloso dell’attenzione. Eppure, sotterraneo, c’era un accordo: parole e brevi gorgoglii hanno dato vita a un ritmo speciale. Nota sonora di una sintonia segreta nella stanza riscaldata dal camino; persone con storie ed età diverse recavano fidenti allo sguardo dell’altro i loro crucci, le loro speranze.

La poesia è un' arte che Mario Marchionne usa per parlarci del mondo e dei suoi gravi problemi, avvicinandoli e portandoli alla luce con dolcezza. Dopo la delicata e precisa lettura di Massimiliano, diverse persone sono intervenute non solo per porgere domande allo scrittore, ma anche per esprimere la propria riflessione. Molteplici sono stati gli argomenti; siamo passati da avvenimenti storici e filosofici a tematiche scientifiche e antropologiche, arrivando a toccare anche discorsi psicologici (la seconda guerra mondiale, l'esclusione degli immigrati, gli eventi scatenati dall'ISIS...).

Successivamente abbiamo avuto la possibilità di conoscere le esperienze di Massimiliano con il suo professore, che gli ha suscitato il desiderio della poesia. Infatti anche l'allievo ha scritto una raccolta letta nel Colloquio. Noi ragazzi abbiamo fatto l’esperienza di come la poesia non sia, come può apparire, distante dalla nostra vita. L'anno scorso la lirica di Velio Abati ci ha condotti nella poetica della vita quotidiana; Tommaso Di Francesco ci ha letto le meditazioni del suo sguardo obliquo sugli avvenimenti della storia contemporanea; da ultimo abbiamo ascoltato L'argine di Mario Marchionne. Tre voci poetiche differenti, ma tutte impegnate con le ferite della realtà storica umana, con occhio discreto e rigorosa eleganza. La stessa con cui Mario chiude la sua raccolta: "Ricucire il tessuto del giorno/ è questa la culla da ospitare/ nel sonno".

Una tortora infreddolita

***

Anche quest'anno abbiamo avuto la fortuna di passare dei pomeriggi autunnali meravigliosi sotto tutti i punti di vista. Velio Abati ha organizzato per il terzo anno consecutivo i Colloqui del Tonale, esplorando diversi lati della

Venerdì 23 ottobre 2015

​ore 17

PIERO BEVILACQUA

​La Terra tra estremismo sviluppista e moderazione ecologica

 

 

cultura (la storia, la poesia e il teatro). Durante gli incontri, insegnanti, intellettuali, poeti, alunni, amici e parenti hanno ascoltato ed esposto le proprie idee senza limiti o distinzioni, cullati da quella casetta, ormai divenuta "famosa". Infatti abbiamo ritrovato molti particolari tipici, presenti ogni anno, come le specialità culinarie della moglie di Velio, il sorriso invitante del professore, le fotografie scattate dal figlio Guido, le numerose stelle a fine serata e forse anche quella tortora curiosa un po’ infreddolita, descritta da Tommaso Di Francesco l'anno precedente. In questi incontri, noi studenti conosciamo e approfondiamo argomenti nuovi, quest'anno l'ecologia e l'immigrazione.

Il 23 ottobre Piero Bevilacqua si è soffermato sulla situazione del pianeta Terra dal punto di vista ambientale, con riferimenti storici e personali. Lo studioso ha iniziato facendo una distinzione tra “ambiente” e “natura”, successivamente ha parlato dell'Expo di Milano, dei cambiamenti storici sul rapporto uomo-natura e dei problemi legati all'economia, spiegando come contrastarli. “Un volere infinito in un mondo finito può volerlo solo un pazzo o un economista”. Questa frase ci ha molto impressionato, perché l'uomo sta sfruttando tantissime risorse per soddisfare i propri bisogni, ma esse un giorno finiranno e l' economia non potrà più rovinare nessun paesaggio. Piero Bevilacqua ha mostrato per esempio come le piantagioni di palma per olio, realizzate – si dice - per salvare l'Amazzonia in realtà prevedono l'abbattimento di alberi millenari naturali, alterando l'ecosistema. "Sono contento di parlare a ragazzi e ragazze perché il mondo sarà vostro e voi dovete difendere con consapevolezza, coraggio e impegno il mondo in cui vivrete e alleverete i vostri figli. Dovete conquistarvi una consapevolezza". In questo modo lo storico ci ha il reso ancora più chiaro il concetto di salvare ciò che è rimasto della Terra perché, in caso contrario, non esisterà un futuro.

Il professore, nella sua breve introduzione sui Colloqui del Tonale, aveva affermato che nel nostro paese si legge poco malgrado la diffusione dei media, di qui la necessità di sollecitare con ogni mezzo la conoscenza autentica, d’altra parte – dice - gli incontri tra le persone, come questi, lo rendono un po' più ricco.

Alla fine si è aperto un dibattito sugli OGM, in cui tutti hanno espresso le proprie opinioni attraverso uno scambio di idee. È stato possibile capire la posizione di Piero su tale argomento. Sostiene che non contrasterebbe gli OGM se portasse un miglioramento alle piante attraverso giuste tecniche genetiche: “Bisogna vedere in che modo questo avviene, se sono inseriti segmenti del DNA provenienti dal mondo animale, come avviene per il mais ecc. oppure no”. Abbiamo scoperto che se possedesse una macchina del tempo, fermerebbe la costruzione della bomba atomica perché è da quel momento in poi che gli uomini sono diventati capaci di distruggere in maniera catastrofica la vita sulla terra.

Da ultimo siamo riuscite a spillare qualche particolarità della sua vita quotidiana, sollecitate nelle domande dal suo discorso: “Io mi sposto normalmente in autobus, faccio uso di frutta e verdura che io stesso coltivo, insieme a mia moglie, in un paese dell'Umbria (Baschi) andandoci quasi tutti i fine settimana. Compro qualche prodotto biologico, ma anche nei mercatini rionali a Roma. I miei rifiuti da imballaggio, per il cibo, sono perciò quasi zero". Quindi, alla fine, grazie alle iniziative di Velio, abbiamo conosciuto una persona più che speciale, che ci ha permesso di aprire gli occhi e di essere, come ha affermato, più consapevoli della realtà: modificata, alterata e assoggettata dall'uomo e dai suoi interessi economici.

Beatrice Rosi, Sara Bai, Arianna Balotti, Chiara Benigni, Francesca Funghi, Matilde Morano, Margherita Santi, Martina Spina

Riverà Primavera

Condividiamo con uno scelto numero di amici e di giovani la bellezza del luogo dentro il Parco naturale della Maremma, la passione per la conoscenza, il bisogno dell’esperienza culturale, il piacere della convivialità. Due elementi abbiamo cercato: il pensiero e la relazione. “Pensiero”, nel senso di conoscenza altra dal rumore mediatico, che mantenga il gusto, il coraggio del principio di realtà e che cerchi di misurarsi con i tempi medi, se non lunghi. “Relazione”, nel senso di conoscenza diretta, confronti ragionati, pacatezza dei tempi, piacevolezza dei luoghi, gratuità dello scambio, per sperimentare che la parola interesse può avere altre realtà che l’utile economico o la strumentalità.

Ogni Colloquio si svolge nell’ampia sala del paterno podere Tonale e si conclude con un piatto preparato da noi, una bibita, un bicchiere di vino per dar modo di seguitare senza fretta le domande, le risposte, il pensiero.

Questa seconda volta il titolo, frutto della stagione, è preso in prestito dalla canzone eponima di Velso Abati, alla cui straordinaria vitalità i Colloqui molto devono e sono dedicati.

    (Un piccolo gruppo di giovani partecipanti ha accettato di testimoniare il suo sguardo, la sua curiosità...)

    Riky Blad

    ESPERIENZE LETTERARIE

    Il primo Colloquio ha unito al Tonale varie generazioni, permettendo un emozionante scambio di idee. Velio Abati ha recitato una scelta delle sue poesie con un'attenta e precisa lettura, duettando con Daniela Marretti, un'attrice,

     

    sabato 14 marzo 2015

    VELIO ABATI

    Questa notte. Frammenti per un canzoniere

    Lettura a due voci con l'attrice

    DANIELA MARRETTI

     

    animatrice e lettrice che ha già cooperato con l’autore e proprietario del podere. Nonostante la sua ricca carriera, Daniela ha affermato nel momento introduttivo che leggere in contesti come il Tonale risulta "difficile", per il suo pubblico scelto e colto. Tuttavia, continua, la fatica è maggiormente ripagata. "Mi piace piegare la mia voce a mille suoni e colori e il mio cuore e la mia mente a tante diverse emozioni ed energie". Questo è il motivo per cui ha accettato di collaborare con Velio Abati. Dice infatti che la sua scrittura è colta, volontariamente concreta, di un lirismo denso: è la "vibrante asciuttezza" a rendere le poesie di facile interpretazione ma di non proprio semplice comprensione. E' bello sentir dire queste parole curate e passionali perché significa che Daniela vede queste occasioni come un’occasione di miglioramento, formativa. Si mostra, quindi, che Velio Abati ha dato vita a qualcosa che non è solo una "chiacchierata" intorno all'ardente camino del Tonale. Inoltre una caratteristica importante dei Colloqui è la loro completa gratuità, sia per gli ospiti, sia per i partecipanti. Anche se questo, va detto, non ha alcuna intenzione di sostenere in generale la gratuità del lavoro dell’artista. A conclusione del Colloquio, Daniela rimane entusiasta di come questi incontri nutrano lo scambio culturale e intellettuale e invita a salvaguardarli e riproporli. 

    La complicità del giorno dopo è il titolo che darebbe a questo pezzo l'ospite del secondo Colloquio, Tommaso Di Francesco. Sì, abbiamo avuto l'onore di conoscere il condirettore del "Manifesto" nelle vesti di ottimo poeta. Ci ha fatto il regalo inaspettato di leggerci le poesie del suo libro ancora inedito, dopo un'interessante introduzione di Velio Abati. Abbiamo scoperto che il nostro professore ha un forte legame con l'ospite, grazie anche alla comune  

    sabato 28 marzo 2015

    TOMMASO DI FRANCESCO

    Attraverso il verso...

    Lettura di poesia edite e inedite

    collaborazione alla redazione della rivista di poesia "Oceano Atlantico". Sottolinea la capacita di Tommaso di mostrare, attraverso la poesia, il mondo dove viviamo quotidianamente.

    Pensiamo che queste ultime parole riassumano benissimo la poetica dell'ospite, in quanto abbiamo notato come nel breve volgere di ogni sua poesia traspaia in tralice l'esperienza di giornalista militante. Quando Di Francesco prende la parola, nella premessa che precede la lettura, si sofferma su tema attuale. In una discussione, qualcuno gli ha obbiettato: “Un importante politico, dirigente della Resistenza e uomo di stato come Pietro Ingrao, non rischia ad essere ricordato come poeta?”. La convinzione dominante afferma che il poeta è una condizione minore; la poesia è considerata solo come fatto antico o materia di studio, perché non dà potere, non crea celebrità e non procura ricchezze materiali. In effetti, la poesia non si occupa di questo, bensì di migliorare la ricchezza interiore, perché affina le parole per la conoscenza del mondo e dell’uomo. Ascoltandolo, ci si accorge che Tommaso parla della poesia sia in termini classici e petrarcheschi (il più alto mezzo della memoria) sia con parole foscoliane (un viaggio per riaccompagnare i vivi e i defunti). A una domanda sulla difficoltà generalmente riscontrata dagli studenti nello studio della poesia a scuola, risponde che essa "è il solo modo che conosco per trovare domande e risposte a me stesso cercando una misura, un equilibrio altrimenti impossibile. È lo scavo profondo con impensabili parole materiali di risulta e magazzini. Ma non va disprezzata a scuola, solo va reinventato il rapporto personale con gli autori, cominciando ad immaginarli tutti contemporanei a chi legge e studia". Quest' ultima subordinata ci fa quasi sorridere; immaginiamo Giacomo Leopardi ai nostri tempi. L’opinione pubblica lo avrebbe considerato magari un uomo ricco di conoscenze, ma un po’ pazzo. L’autore ha parlato poi di una piega intima e dolorosa del suo mondo interiore: la figura materna. Infatti sia Ancilla, ancilla, nella prima raccolta Cliniche con introduzione di Franco Fortini (Roma, Crocetti, 1987), sia in un poemetto di Disparte (Roma, Empiria, 2003), intitolato Il corpo che un corpo dà, dedicato proprio alla sua morte, è particolarmente presente la madre. Tommaso sa che sua madre vorrebbe che il proprio figlio si concedesse una tregua, vista come un cambiamento necessario. Infatti Di Francesco è sempre indaffarato anche nel proprio tempo libero dedicato alla poesia. Esplora “le pieghe nascoste del quotidiano, dando valore a quello che è nascosto e apparentemente inesprimibile e senza voce, o meglio avvolto dal silenzio. Consapevole della misura del verso. Perché lì, sullo spazio bianco e nella forma dell’andare a capo si realizza l’opera di scoperta e scrittura. Guardando sempre il centro che non è visibile, fuori luogo, in disparte”. E a chi gli domanda che consigli darebbe a un giovane aspirante giornalista risponde: " Domanda terribile. Giacché il giornalismo è diventato soltanto autopromozione e gerarchie di potere, meglio: servizio ai potenti. Fin nelle guerre così, invece che l’inviato contro la guerra, abbiamo l’embedded al seguito degli eserciti dei “nostri”. E poi finché c’è guerra c’è speranza (di carriera). Scoprire ed indagare la verità, che esiste solo in virtù della ricerca indipendente, dovrebbe al contrario essere il modello da seguire. Ma è abitudine così rara che chi la pratica ci muore inascoltato e in vita isolato e disapprovato." Vorremo concludere il secondo incontro al Tonale con qualcosa legato all'evento stesso: "All’iniziativa al Tonale c’erano tre-quattro fuori luogo: la madre di Velio che vigilava con amore la storia lunga del tempo; Velso che approvava - forse - il nostro convivio e le parole seduto fra di noi; e infine la tortora che dal palo della luce curiosava l’insolita presenza degli umani senza ali ( visibili )".

    Queste parole ci hanno stupito! Non avevamo visto niente di tutto ciò, per noi era importante chi stava parlando e quello che è stato detto. Chissà, come sarebbe il mondo visto sempre con gli occhi di Tommaso Di Francesco.

    Nel terzo Colloquio Donatello Santarone ci ha avvicinati alla sua antologia, Trepido seguo il vostro gioco, testimoniando che la sua passione per lo sport è nata dall’esperienza pratica sul campo: "sbucciandomi ogni

    sabato 18 aprile 2015

    DONATELLO SANTARONE

    Trepido seguo il vostro gioco

    Presentazione di un'Antologia di sport e letteratura con 

    MASSIMO RAFFAELI

     pomeriggio le ginocchia", dice, e quindi sulle tribune, da tifoso, in curva sud del vecchio stadio Olimpico di Roma. Da quel mondo di emozioni, forza e sensazioni, che ha fatto capire allo studioso quanta arte possa trovarsi nello sport, sono nati i due anni di lavoro per il libro. Parole assai vive, come quelle del critico Massimo Raffaeli, suo amico, anch’egli grande appassionato di sport, ex pugile dilettante, che si è a lungo soffermato sull’Antologia, sui rapporti tra letteratura e sport.

    La mia curiosità era nata sin dall'inizio, già leggendo la pagina introduttiva Alle studentesse e agli studenti, ove Santarone scrive: "Lo sport, come la letteratura, è un'arte, cioè un insieme di norme che consentono la creatività [...] Lo sport come la letteratura, regala piacere estetico, gioco, bella forma. E talvolta nasconde, o rivela, gli orrori della storia e dell'esistenza". Per questo, essendo io stessa un'atleta cresciuta anche grazie a molte di queste emozioni, mi interessava confrontarmi con una persona di grande spessore intellettuale, perché sto avvertendo una sorta di degenerazione dello sport, negli atleti, nei tifosi e in chi, nelle varie società, si occupa dell'organizzazione, il tutto in concomitanza con la crisi economico-sociale attuale e con il peggioramento dei rapporti interpersonali. Ho voluto chiedergli se, secondo lui, c'è un qualche collegamento tra questi fatti. “Uno sport praticato senza esaltazioni di supereroi –mi risponde- con la voglia sì di vincere, ma con la consapevolezza che si può arrivare secondi, terzi o ultimi senza drammi" renderebbe una società migliore, senza le sopraffazioni per voler dimostrare continuamente chi è il migliore.

    Mi ha rallegrato vedere ancora persone che, come me, amano il vero sport, quello che racchiude formazione, disciplina, socializzazione, sacrificio. Purtroppo ultimamente sto avvertendo in prima persona questo senso di corruzione continua, di antagonismi malsani che provoca disagio e malessere anche in chi, come me, stravede per ciò che lo sport, malgrado tutto, ti dà, tanto da farti chiedere se la passione che hai sempre avuto, la provi ancora.

    A Massimo Raffaeli ho chiesto proprio come sia possibile riconoscere la passione. La passione, risponde, è quella forza che "ci porta all'apice del sentire, senza che noi lo vogliamo. Credo che agli esseri umani accada del tutto irrazionalmente di viverla e, prima ancora, di riconoscerla". Riflettendoci, ho capito che ne ho più di una. Anche questo, per me, per noi, sono stati i Colloqui del Tonale.

    Grazie, Prof!

    Domani e altri futuri

    (***  Alessia, Beatrice, Debora, Kimberly, Laura, Riccardo)

    Mai come ora, nei decenni della mia vita, ho sentito tanto aspro il conflitto tra il bisogno avvertito e le possibilità pratiche. Parlo di me, ma non solo di me.

    Ciò che l’ideologia dominante ci predica da trent’anni, sembra averlo realizzato; la nostra forza, se non la nostra realtà e quindi la nostra necessità, è quella del nudo individuo. Ma non abbiamo tempo per disperarcene: l’uomo ha un difetto, può pensare. Se fossi ricco, terrei salotto, stringerei un’accademia.

    Posso tuttavia raccogliere fidati compagni di viaggio, perché non è vero che questo tram che ci trasferisce è solo un urlio.

    Abbiamo subito concordato momenti d’incontro, in cui il piacere del testo, la sua cerimonialità fosse uno sguardo su noi e sul mondo, producesse speranze. La convinzione sottesa è che l’espressione artistica è intimamente sociale e convoca il futuro, interpella, anche quando sembra chiusa nel più geloso solipsismo o nel più irrimediabile passato. Di volta in volta, l’autore legge suoi testi, intervallato da interventi musicali. Si ascolta, si fanno domande, ci si confronta, ci si conosce, si pensa.

    Il contesto è l’ampia sala della mia casa paterna, immersa nel parco della Maremma, tra il tardo pomeriggio e la prima serata. Una convivialità semplice e distesa, tra un piatto preparato da me con i miei, un bicchiere di vino, una bibita.

    Colloqui in una compagnia picciola d’invitati, scelti tra generazioni diverse: amici, colleghi, giovani.

    venerdì 19 ottobre 2012

    VELIO ABATI

    Letture dal romanzo Domani

    ROBERTO BONGINI, violoncello

    VELSO ABATI, fisarmonica

    sabato 27 ottobre 2012

    DONATELLO SANTARONE

    Letture dalla sua produzione poetica

    MARTINA SANTARONE, viola

    venerdì 9 novembre 2012

    GIORGIO LUZZI

    Letture dalla sua produzione poetica

    ROBERTO BONGINI, chitarra