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Conversazione con 'Fuori squadra io' di Enzo Scandurra

Mario Marchionne

Carissimo,
è la prima volta che mi trovo a commentare con un amico-intellettuale un testo per me sconosciuto e questo è forse ancora più intrigante. Premetto che le mie sono notazioni assolutamente "occasionali", nel senso che non hanno nessuna pretesa di compiutezza (come peraltro ben sai conoscendomi).
Un primo elemento che mi ha incuriosito e colpito è il discorso legato alla costruzione di muretti, alla creazione di spazi e momenti  realizzati dall'uomo, dalla sua straordinaria creatività e immaginazione, che hanno permesso incredibili avventure e altrettanto straordinari disastri. Mi colpisce il concetto dell'intervento umano come "inventore" di nuove realtà urbanistiche  e di nuove pretese architettoniche nell'ambito vegetale. Cosa voglio dire: l'uomo, dai tempi del neolitico, ha cercato di assoggettare la natura alle sue esigenze, e questa si è evidenziata come una straordinaria capacità.  Tuttavia l'esempio del giardino credo che confligga con il concetto secondo cui, leopardianamente, l'uomo non può permettersi di dominare la natura, perché è lei e non altri a dominare il mondo. L'uomo è una minuscola particella e l'hortus conclusus è una grande invenzione, ma deve rimanere un margine ristrettissimo dell'attività umana.
Mi sembra interessantissima la testimonianza che presenti del rapporto di Scandurra col cane e del sentirsi messo in discussione positivamente nell'esperienza vissuta all'ex colorificio di Pisa, che , se non sbaglio, è stato sgomberato.
Per quanto riguarda la nostalgia dell'integrità e l'urgenza di una riappropriazione di tale vissuto, rievochi gli anni Settanta e oltre,  certamente non con nostalgia ma con la chiara e netta consapevolezza che in quel periodo tanti totem sono stati abbattutti, si è cercata la scalata al mondo, come si diceva, non ci si è riusciti, ma il tentativo ha realizzato diversi spezzoni sognanti, il che non è poco. Ora si vuole ridurre il tutto al terrorismo e, successivamente, al tracollo del socialismo. Il terrorismo e il tracollo del socialismo reale sono fenomeni realmente verificatisi, così come straordinari movimenti creativi e di contestazione dell'ortus conclusus sociale di quegli anni ma, sicuramente, servirebbe un'ulteriore radicale contestazione ora.
Da quanto ho capito, apprezzi lo scandagliare l'esperienza rappresentata tra il presente e il passato remoto o a noi più vicino in relazione, anche o, forse in modo sostanziale, col presente e questo mi sembra uno spunto di riflessione estremamente fruttuoso. In fondo, l'intellettuale non è tale se non nel momento in cui si fa partecipe in prima persona dell'attività sociale, elaborando una propria visione del mondo in connessione con i gangl vitali della società stessa? Mettendosi in discussione ed elaborando una coscienza collettiva? (forse c'entra il grande Gramsci?) La propria esperienza biografica è sempre essenziale per permettere al lettore, all'ascoltatore di penetrare discretamente dentro un vissuto riconoscibile, non alieno ma prossimo alle proprie necessità e  comprensioni/incomprensioni.
A proposito, il capitalismo storico come sta?