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Velio Abati

I
L’ora è scesa di colpo. Il buio
ha inghiottito le grida oscene.
Si alza ancora
la brezza di pineta.

II
Ci cerco tra i diagrammi d’una mappa
- ti ho detto
caparbio ci penso solo
nelle linee possibili del futuro.
A volte non sembri poeta – mi hai
risposto.

III
«Seduto colla camicia aperta in un verde bosco
mi tolgo il berretto e l’appendo ad una pietra»
ma non c’è più nessun «buon vino» né «boccale»
qui tra i daini addomesticati:
ho misurato lo strazio tra quel nitore di secoli
e il tuo girar salda nel perno.

IV
Per calcolato miracolo nessuno turba l’orizzonte.
Mi giunge un filo di fumo acre
che mio padre accendeva nelle stoppie autunnali:
rete e tabelle verde oliva ben visibili qui
ai confini dell’isola.

V
Dal buio della finestra
lo strido dei grilli è più forte.
Nelle stanze si dorme. La fatica non è finita.
Dovrei parlarti, ora. E non posso.

VI
Sei incolpevole e violenta
ti affami di sguardi senza volerlo: sei
appena emersa. Mi guardi stupita. Consumi
la forza delle mie ossa.

VII
Ti guardo e pare tu non sappia
il peso del mio dirti. Delle mie strade
non sembri curarti.